LUCIO DALLA
“ANGOLI NEL CIELO” (RCA/Sony Music)
Dal 6 novembre in tutti i negozi
La prima cosa che verrebbe da pensare ascoltando queste dieci nuove canzoni di Lucio Dalla è: “ma in quale cassetto segreto o angolo del suo cuore le teneva nascoste?”. Al primo ascolto, si prova immediatamente l’emozione di trovarsi di fronte ad un capolavoro.
Sia chiaro che in questi “Angoli nel cielo”, più che parlare di nostalgia, bisognerebbe trovare un’espressione più sottile, come “giochi di cuore e della memoria” oppure “brividi di commozione e lampi di gioia”. Perché è pura gioia ascoltare canzoni che ti riportano oggi, nella calma piatta delle idee, al fulgore creativo di “Futura”, “Anna e Marco”, “L’anno che verrà”, o di un “Balla balla ballerino”, tanto per continuare il gioco della citazione. Dalla è sempre stato Dalla nei suoi picchi di genialità, nella sua incoercibile natura di sperimentatore e di anticipatore, ma questa volta lo è di più. Se è vero che “Gli anni non aspettano” come dice la canzone con il bel testo di Marco Alemanno, Lucio non li ha inseguiti affannosamente, semmai è stato più veloce di loro per poi accoglierli con grande calma e lucidità. “Angoli nel cielo” è appunto la sintesi di questo stato di grazia, di questa serenità che gli consente di esplorare da altezze sempre maggiori gli orizzonti poetici di una maturità extra anagrafica, “work in progress” della sua stessa esistenza, insieme a quella adolescenza compositiva e musicale che qui ritrova in forma smagliante.
Il cuore non invecchia, dice il proverbio, e allora se talvolta lo sentiamo “altro da noi”, dotato di una personalità e di un metabolismo propri, perché non affrontarlo a tu per tu ? “Puoi sentirmi ? ”, il brano che le radio trasmettono già da qualche settimana, rende reale il surreale. “Tu, cuore, ma quante volte mi hai tradito? A quale gioco giochiamo io e te? Puoi sentirmi? Puoi capirmi? Ho bisogno che ti fidi e se sbaglio, quando sbaglio, stai con me. E’ così che stanno insieme due amici”.
Dalla questa volta non è il “contrario di sé” come ci aveva detto solo due anni fa: sono tanti Dalla che corrono tutti nella stessa direzione e che prendono le tante diramazioni del pensiero che vivere la nostra epoca ci impone. Ci parla di “nuvole piene di veleno” così come di “hamburger già scaduti anni fa” che mangiamo solo noi presunti “re della civiltà” (“La lucciola” e “Broadway”), confessa il suo smarrimento al cospetto dell’infinito (“Vorrei sapere chi è che muove il mondo e dov’è” da “Vorrei sapere chi è”); in “Controvento” veste quasi i panni di un inconsueto maestro di vita (impara a conoscere i venti, ascoltali, ma conosciti, contròllati, ricòrdati e “vai solo dove vuoi tu”, un solo vento “non sarà mai il tuo padrone”); in “Fiuto”, grottesca cronaca contemporanea dell’ “affaire monnezza” napoletano, duetta con un Toni Servillo che curiosamente passa – in una sorta di non dichiarato riscatto – dalla parte della civiltà dopo la sua memorabile interpretazione in Gomorra nel ruolo del camorrista dall’aspetto irreprensibile che sul traffico di rifiuti appunto prosperava. Si ride, a volte per non piangere: ma Dalla è così, smagnetizza il dolore, prende a schiaffi l’orrore, balla con il cuore, spara alla maleducazione, si veste sempre di vita.
Non abbiamo detto nulla della musica. Forse basterà dire che “Angoli nel cielo” è uno degli album più dalliani che siano mai stati realizzati. E che Lucio si diverte come un matto.
La copertina è opera dell’artista Valerio Berruti (ospite dell’ultima Biennale d’Arte di Venezia).